A volte si ricorda, a volte si dimentica.
Si vuole ricordare, si vuole dimenticare.
Un ricordo può emergere ricordando,
un ricordo può emergere dimenticando.
Ricordare è naturale,
dimenticare è naturale ma può anche essere un'arte.
Ho voluto dimenticare,
ho coltivato la sublime arte della cancellazione dei ricordi.
Appassionato ho combattuto eroicamente contro l'ambigua ed insidiosa seduzione della memoria.
E' stata una lotta impari, condotta senza esclusione di colpi.
Enorme è stata la gioia quando ho vinto la partita.
Ho voluto dimenticare ed i miei sforzi sono stati premiati.
Finalmente ho dimenticato tutto.
Ho anche dimenticato di dimenticare.
Ora non ricordo più perchè ricordo...ancora
22.12.2009
Vincenzo Cordovana
martedì 22 dicembre 2009
giovedì 10 dicembre 2009
Olfami il cuore

La dolce Frida
(foto di Maurizio Crispi)
Ciao dolce Frida, nasone prominente,
forse con quel tartufo tu senti ulteriormente,
non son soltanto odori quelli che percepisci
forse cio che è nel cuore col naso tu intuisci.
Mi fissi con quegli occhi che guardano lontano,
oltre la mia apparenza, un gesto, la mia mano,
a te certo non sfuggo, un intimo dolore
rimane catturato dal naso indagatore.
Io sento quest'anima a me tanto vicina,
un'anima olfattiva, sensibile, canina.
Senti forse l'odore di un forte sentimento
e scavi con grande canino accanimento
Brava la Fridolina, ecco l'hai ritrovato,
scava decisa dentro al mio cuor come in un prato,
a me sembra impossibile trovar quella parola
che solo annusandomi capir puoi tu, da sola
10.12.2009
Vincenzo Cordovana
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lunedì 7 dicembre 2009
Oscure deiezioni

Domenica, sciarpato e bandanato salgo le scale tempio ove si celebra settimanale rito sfera rotolante e turbinante che ventidue sacerdoti iperpolpacciuti cercano irretire oltre parte e porta avversa.
Speranza, anzi certezza affermazione, gloria, celebrazione universale apprezzamento nostra stupenda identità quest'oggi manifestantesi tramite contesa feticcio forma perfettamente sferica rimbalzo controllato verificato terna garanti regolarità evento.
Cibato a dovere ingeriti abbondanti liquidi, anzi troppi, sollecitasi fisiologia diuresi con urgenza attivazione organo emuntorio scorie liquide metabolismo umano.
Comportamento altresì etologicamente motivato virile necessità marcare possesso territorio, inibito contendenti, tramite emissione tracce olfattive aminoacidi aromatici presenti succitato prodotto escrezione.
Temporaneamente interrotta ascesa tempio necessaria breve sosta luogo deputato escrezione collettiva fedeli-celebranti sesso maschile.
Accedo ambiente atto alla bisogna.
Passo celere presupponente fugace sosta.
Improvviso, inatteso rallentamento
Causa guasto impianto illuminazione locale-escrezioni ambiente immerso buio pesto.
Adattata pupilla ambiente privo luce intravedonsi contorni chiari semicerchi cementati muro atti raccogliere scorie liquide organismo umano sesso maschile
Strana relazione clamore-vivida luce toni ovattati-oscurità.
Luogo oscuro emerge silente quale isola ritmo lento tra fragore e turbinio prossima coinvolgente apoteosi.
Passione struggente invadente mente subisce pacata involuzione in luogo offuscato destinato deiezione.
Impegno totale raggiungere citato obiettivo fissato sul muro ed ivi deporre sostanze azotate.
Ambiente stipato compagni d'urina anch'essi impegnati oscuro progetto.
Volti non visti qual corpi fantasmi.
Ecco conquisto il mio punto escretivo.
Con calma proietto al muro il mio getto.
Accanto avvicendansi sagome silenti. Definiamo, pacati, programma d'azione, la cinta, il bottone, la cerniera, il pantalone.
Tutto si avvicenda in studiata sequenza.
Vanificate precedenti certezze configuranti azione automatica quasi priva consapevolezza.
Oscurità silente impone nuova consapevolezza anche azioni da sempre acquisite e impensate.
Con calma, conclusa fisiologica incombenza, raggiungo l'uscita, la luce la salita.
Un attimo mi fermo, respiro e mi frastorno.
Disassuefatto già mi ero a quella gente intorno.
Riprende tra poco la vita, la luce, il gran clamore, emergo e vedo il verde, si vince oppur si perde
Dimentico, coinvolto quel luogo rallentato, oscuro e pur silente, ove ero soffermato.
No, non ancora, vi è in me ulteriore urgenza
Mi fermo un altro poco, rientro con sgomento, elimino, inatteso un nuovo, altro tormento, qualcosa che non tollero tenere anche un momento, ricerco all'oscuro, affisso al muro il tondo, non posso trattener quel che ho dentro, anche un secondo. Con calma reintrodottomi nel luogo misterioso ne esco più leggero, più calmo, anche più vero.
Basta non c'è più tempo per altre deiezioni, non posso subir della quiete tentazioni.
Riprendo, recupero ruolo contesa integrato clamorosa partecipazione.
Mente già sgombra recente esperienza oscura.
Totale apparente integrazione gruppo partecipanti strepito inneggiante opportuna sopraffazione avversario.
Mio sguardo fiero, invincibilmente partecipante evento
Finita prima parte celebrazione, sopraggiunta prevista stasi sento urgere nuova impellente attivazione organo emuntorio causa abbondantissimissima pregressa assunzione liquidi non del tutto metabolizzati inducente mia sollecita reintroduzione luogo oscuro e silente deputato eliminazione scorie recupero pax sfinterica. Subenta rilassamento vescicale inaspettatamente connesso provvido sollievo emozionale
01.12.2009
Vincenzo Cordovana
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tranquillità. antagonismo
mercoledì 2 dicembre 2009
Giustizia con la g minuscola
Esiste un salto, una strana ed incontrastata difformità tra il personale ed il sociale che sembrano obbedire a diverse regole.
Questa cosa mi lascia perplesso
Cercherò di spiegarmi meglio
Parlando e commentando fatti della vita politica e sociale ci appassioniamo al tema della Giustizia e siamo certi di schierarci dalla sua parte. Sembra quasi che la Giustizia sia tra le cose più importanti e forse lo è davvero.
Questo ci consente di manifestare il nostro sdegno per tutto quello che ostacola questo sacrosanto percorso.
Se arrivasse l'era della Giustizia dovremmo esserne lieti e socialmente realizzati.
L'organizzazione sociale presuppone il concetto di Giustizia, e l'esistenza di figure ed organismi che ne garantiscano l'affermazione. Il concetto di Giustizia presuppone anche che si decida quello che è giusto contrapponendolo a quanto riteniamo censurabile.
La Giustizia è un pensiero forte, basato su esibite certezze ed ha la forza e la debolezza di ogni pensiero forte.
Se la Giustizia, che tanto ci appassiona, riuscisse ad affermarsi saremmo felici?
Non lo so e mi verrebbe da dire che non vedo alcuna correlazione tra l'affermazione di una idea sociale e la felicità degli uomini che compongono tale organizzazione sociale.
Ritorno al punto iniziale e mi richiedo se la vita sociale e la vita personale di ognuno di noi si articoli secondo le stesse regole.
Io credo di no.
Infatti, limitandoci a considerare il tema della Giustizia che in campo sociale ci trova tutti concordi nel volerne affermare le regole e che tanto ci appassiona, se trasponiamo tale lettura al piano personale, e mi limito a parlare di me, tale lettura non risulta più calzante e nulla sembra avere a che fare con il nostro benessere e la nostra intima felicità.
Io, per esempio, nella mia vita non sopporto essere giudicato come non sopporto l'idea di giudicare, ergo, nella mia vita personale, di fatto, ho bandito l'idea di Giustizia
E' quindi evidente che il concetto di Giustizia nella mia vita privata assuma un significato del tutto differente da quanto io stesso potrei affermare in un contesto pubblico
Come è mai possibile tutto ciò
Vero paradosso: gli uomini combattono ed anche muoiono per affermare conquiste sociali che nella propria vita privata odierebbero ed avverserebbero con tutte le loro forze.
Io vivo spesso questa contraddizione irrisolta
Ben venga la Giustizia, sia affermi nella mia città, nel mio quartiere ma non entri a casa mia.
Sia il mio cuore libero di crearsi le sue leggi, di trasgredirle, di ricrearne di nuove, di gettarle via come carta straccia
Nessuno giudichi le leggi del cuore, ogni cuore obbedisca soltanto a se stesso ed alla sua legge
02.112.2009
Vincenzo Cordovana
Questa cosa mi lascia perplesso
Cercherò di spiegarmi meglio
Parlando e commentando fatti della vita politica e sociale ci appassioniamo al tema della Giustizia e siamo certi di schierarci dalla sua parte. Sembra quasi che la Giustizia sia tra le cose più importanti e forse lo è davvero.
Questo ci consente di manifestare il nostro sdegno per tutto quello che ostacola questo sacrosanto percorso.
Se arrivasse l'era della Giustizia dovremmo esserne lieti e socialmente realizzati.
L'organizzazione sociale presuppone il concetto di Giustizia, e l'esistenza di figure ed organismi che ne garantiscano l'affermazione. Il concetto di Giustizia presuppone anche che si decida quello che è giusto contrapponendolo a quanto riteniamo censurabile.
La Giustizia è un pensiero forte, basato su esibite certezze ed ha la forza e la debolezza di ogni pensiero forte.
Se la Giustizia, che tanto ci appassiona, riuscisse ad affermarsi saremmo felici?
Non lo so e mi verrebbe da dire che non vedo alcuna correlazione tra l'affermazione di una idea sociale e la felicità degli uomini che compongono tale organizzazione sociale.
Ritorno al punto iniziale e mi richiedo se la vita sociale e la vita personale di ognuno di noi si articoli secondo le stesse regole.
Io credo di no.
Infatti, limitandoci a considerare il tema della Giustizia che in campo sociale ci trova tutti concordi nel volerne affermare le regole e che tanto ci appassiona, se trasponiamo tale lettura al piano personale, e mi limito a parlare di me, tale lettura non risulta più calzante e nulla sembra avere a che fare con il nostro benessere e la nostra intima felicità.
Io, per esempio, nella mia vita non sopporto essere giudicato come non sopporto l'idea di giudicare, ergo, nella mia vita personale, di fatto, ho bandito l'idea di Giustizia
E' quindi evidente che il concetto di Giustizia nella mia vita privata assuma un significato del tutto differente da quanto io stesso potrei affermare in un contesto pubblico
Come è mai possibile tutto ciò
Vero paradosso: gli uomini combattono ed anche muoiono per affermare conquiste sociali che nella propria vita privata odierebbero ed avverserebbero con tutte le loro forze.
Io vivo spesso questa contraddizione irrisolta
Ben venga la Giustizia, sia affermi nella mia città, nel mio quartiere ma non entri a casa mia.
Sia il mio cuore libero di crearsi le sue leggi, di trasgredirle, di ricrearne di nuove, di gettarle via come carta straccia
Nessuno giudichi le leggi del cuore, ogni cuore obbedisca soltanto a se stesso ed alla sua legge
02.112.2009
Vincenzo Cordovana
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martedì 1 dicembre 2009
Gioco e possesso
Mio figlio gioca con Ciccio, il barboncino, gli lancia la pallina par farla riportare però il gioco non progredisce perchè Ciccio si impossessa della pallina e non la vuole assolutamente cedere, anzi ringhia ad ogni tentativo di sottrargliela. Gigetto (mio figlio non si chiama così ma in fondo tutti i bambini potrebbero convenzionalmente essere dei Gigetti) si ostina nel tentativo di convincerlo a lasciare la preda ma il cagnolino percepisce che c'è aria di fregatura e si intestardisce ancora di più nel mantenere il possesso di quello che ritiene ormai di sua proprietà.
Ciccio non ha alcuna intenzione di rinunciare a quanto ritiene ormai acquisito.
La situazione sembra stagnare.
Mi permetto di intervenire per cercare di rimettere in sesto una relazione cane bambino che sembrerebbe vivere un momento critico.
Consiglio a Gigetto di abbassarsi a livello del cane (trattandosi di un barboncino nano questo vuole dire quasi sdraiarsi per terra).
Lo invito quindi a carezzare il cane parlandogli con dolcezza e senza toccargli la bocca dove rimane serrata la pallina.
Il cane viene invitato a giocare senza fare riferimento al possesso della pallina.
Dopo un poco Ciccio si coinvolge nel gioco e lascia la pallina.
Dico a mio figlio di prendere la pallina e di offrirla al cane continuando ad carezzarlo ed a lodarlo.
La sequenza si ripete alcune volte.
Noto che il cane comincia ad interessarsi meno al possesso della pallina.
Cambio allora tattica.
Non appena Ciccio dimentica la pallina invito Gigetto a farla rotolare per terra invitando il cane con dolcezza a prenderla.
Ciccio recupera il trofeo ma dopo un poco inizia a lasciarlo.
Lo invito ancora ad offrire la pallina al cane tutte le volte che questi la abbandona, anche casualmente, oppure a lanciarla senza troppa enfasi.
In breve dopo un poco il cane si rassicura rispetto al timore di avere sottratta la pallina e comincia a correre nel recupero ed a lasciarla nelle mani del ragazzino il quale capisce che non deve neanche lui competere con Ciccio per il possesso della pallina.
Tutto è ormai risolto
Il piacere del gioco è diventato superiore del piacere del possesso
La relazione tra bambino e cane può riprendere
Entrambi ora amano scambiarsi l'oggetto (la pallina) che sino a poco fa cercavano soltanto di contendersi.
Pensavano che il piacere fosse possedere la pallina.
Ora non temono più di perdere qualcosa, ora possono giocare sereni
Tra loro si è stabilita una nuova fiducia, quasi una complicità
Ora hanno capito che il piacere è giocare insieme
Si, è proprio così: il piacere del gioco è ora più forte del piacere del possesso
Ora è tutto chiaro
Ora potranno iniziare a divertirsi insieme
30.11.2009
Vincenzo Cordovana
venerdì 27 novembre 2009
Guerra totale in salotto
Mi accomodo in salotto, accendo la televisione, mi sintonizzo sul telegiornale. Le notizie scorrono preoccupanti. Istintivamente cambio canale e mi imbatto in un incontro di Wrestling. Cerco di sfuggire anche a questa teleproposta, abbasso gli occhi e sul pavimento e trovo un reperto a dir poco inquietante......
Undertacher, Curt Angle, Tre John Cena, Ray Mysterio, Goku (il gigante), Edge, JBL, Booker T, Shelton Benjamin
Ehilà! Guarda un pò cosa mi ritrovo in casa.
Un gruppo di irriducibili eroi che aggrovigliati cercano in ogni modo di sopraffarsi.
Non sapevo che in salotto si fosse scatenata la guerra totale ad opera di questi lillipuziani.
Tutti contro tutti, è questa l'unica consegna di questo conflitto che non saprei nemmeno se definirlo tale. Infatti nella mia idea romantica di belligeranza c'è un buono (noi) ed un cattivo (loro), ma in questo caso ogni riferimento è totalmente destrutturato, questi lottano ferocemente e la lotta e la sopraffazione sembrano essere fini a se stesse.
L'obiettivo della guerra è la guerra stessa
Gli stessi eroici personaggi in un altro contesto e nell'ambito di un confronto strutturato (sono quasi tutti dei Wrestler) avrebbero dato la parvenza di combattere per un obiettivo condivisibile (il titolo, la gloria, il compenso) ma quanto vedo nel mio salotto mi fa capire che tutto ciò è soltanto un finto motivo, un pretesto.
Non appena vengono lasciati liberi questi si scagliano l'uno contro l'altro cercando di annientarsi, di spezzettarsi, di demolirsi. Sorretti da una mostruosa e sovrumana volontà di distruggersi, come se a combattere non fossero loro, sono essi stessi preda di altrui volontà assassine.
In loro sembrerebbe operare l'oscuro volere di un misterioso Signore della Morte.
Alcuni sembrano addirittura avere perso la loro identità come se ad essere comandata non fosse l'intera persona ma i loro singoli arti, che risultano ancora capaci di offendere anche se staccati dal resto del corpo. Ed infatti alcuni di loro non hanno più neanche la testa ma nonostante ciò continuano a lottare sebbene privati di ogni consapevolezza.
Credo proprio che un Signore della Guerra si sia impossessato di loro e li induca alla distruzione totale.
Il mitico eroe John Cena, l'eroe in prima fila con le braghe scure, è presente in tre alter ego ma anche lui, che forse non è più lui, non si rende nemmeno conto che nel combattere contro gli altri combatte anche contro se stesso.
Credo che John Cena sia stato appena decapitato ad opera di un misconosciuto se stesso, privo anch'esso di testa, di braccia e di speranza
27 novembre 2009
Vincenzo Cordovana
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venerdì 20 novembre 2009
Panchine simbionti
Una panchina in pietra privata dal tempo e dagli eventi della sua seduta ritrova la sua identità in un simbiotico rapporto con una panchina con seduta in legno e con struttura metallica ormai consunta ed inadatta a sorreggere i passanti.
Le proprie debolezze, le proprie insufficienze e le proprie forze vengono superate da un fruttuoso confronto con altrui debolezze ed altrui certezze.
Ognuno fornisce la parte migliore di se e si integra con l'altro.
Ne viene fuori un nuovo organismo simbionte che recupera pertanto una sua vita ed una sua funzionale integrità.
E' una nuova identità che non è soltanto lignea e non è soltanto lapidea.
Ogni panchina sopravvive rinunciando ad essere fedele a se stessa, al rigore della propria vecchia identità ormai logora ed accettando una nuova ridefinizione di sè in rapporto all'altra.
La nuova struttura ha la forza della pietra e l'eleganza del legno.
La forza dell'una colma la debolezza dell'altra.
Talora l'unione di due pensieri deboli esprime un inaspettato vigore
20 novembre 2009Vincenzo Cordovana
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