Commento all'articolo di Maurizio Crispi dal titolo “Lo sbarco sulla luna, vero o falso, è una formidabile macchina dei sogni” pubblicato sul blog “Pensieri sparsi”
I sospetti in merito alla veridicità dell'impresa spaziale americana, l'astrobufala che tanto ci appassionò in una indimenticabile trasmissione fiume in bianco e nero del '68, anno anch'esso mitico per altri eventi, ritengo facciano il paio con gli analoghi e più recenti sospetti sulla veridicità del criminale “attacco contro l'occidente ad opera dell'Islam assassino” compiuto nella data, già simbolica dell'11 settembre (meglio espressa dal neo logo 11/9 e dal merchandising susseguente).
All'inarrestabile macchina per sognare” , come hai molto efficacemente definito l'evento spaziale calato nel nostro immaginario, si affiancherebbe una “inarrestabile macchina per sognare un nemico”.
Noi , ovviamente, come nella migliore tradizione western, siamo i buoni, i cowboy, gli astroeroi dell'umanità che migliorano lo spazio interstellare, i garanti della libertà che respingono coraggiosamente ogni proditorio attacco alla nostra identità culturale, alle conquiste della nostra straordinaria società
24.07.2009
Vincenzo Cordovana
domenica 26 luglio 2009
giovedì 23 luglio 2009
Panchinismi
Questo post è tratto da un intervento pubblicato nel gruppo “Quelli ke le panchine” che furoreggia in un noto social network “Per tutte le persone che ritengono la panchina come elemento indispensabile nella nostra società, per esempio: luogo di aggregazione, di contemplazione, di riposo”
Cari amici che passate sulle panchine buona parte della vostra giornata (sto esagerando però sarebbe bello se fosse possibile), volevo proporre alla vostra attenzione alcune considerazioni relative allo “status” del nostro gruppo. In particolare mi vorrei riferire all'elemento qualificante del gruppo stesso, ovvero “la panchina” e vado dritto al quesito:
è possibile assimilare alla panchina altre forme di supporto per le nostre terga da pensatore, quali potrebbero essere, ad esempio un pietrone (spero comodo e levigato), un tronco, una ringhiera (che consenta comunque un appoggio sufficientemente comodo), un marciapiede (del quale avremo preventivamente valutata l'assenza di escrementi o gomme premasticate) e così via dicendo?
Bando alle ambiguità, verrò allo scoperto proponendo di estendere il concetto di panchina anche a tali basi di appoggio seppure difformi dalla panchina classica identificata da una serie di listelli assemblati in file parallele su di un supporto sagomato, purchè sia fatto salvo l'assunto di base del documento fondante il gruppo che testualmente identifica nella panchina un luogo di aggregazione, contemplazione e riposo.
L'eventuale accettazione da parte del gruppo potrà anche configurare la necessità di una revisione semantica e lessicale del nostro vocabolario (che in seguito potremo anche proporre nei preposti ambienti accademici), infatti mentre l'espressione “stare seduti su di una panchina” sarà usata per descrivere l'utilizzo di una panchina “classica” (costruzione a listelli etc.), per tutte le altre forme di seduta alternativa si potrà, più opportunamente e per analogia, usare il termine “appanchinato” (si sta seduti su di una panchina mentre “ci si appanchina” su un marciapiede o su un putto sporgente se ci troviamo in una città d'arte). In tale contesto sarà da proporre anche il termine “panchineggia-panchineggiare” (es.Marco panchineggia su un tronco d'albero mentre riflette sul fatto che Sara, la sua ragazza, si sbaciucchia con Carlo seduta su una panchina).
Mi alzo con i pantaloni e la camicia a strisce parallele di colore verde da una panchina appena verniciata (modello classico a listelli) e vi invito a contribuire in massa alla decisiva riflessione che cambierà le sorti del nostro relax e della nostra cultura.
23.07.2009
Vincenzo Cordovana
Cari amici che passate sulle panchine buona parte della vostra giornata (sto esagerando però sarebbe bello se fosse possibile), volevo proporre alla vostra attenzione alcune considerazioni relative allo “status” del nostro gruppo. In particolare mi vorrei riferire all'elemento qualificante del gruppo stesso, ovvero “la panchina” e vado dritto al quesito:
è possibile assimilare alla panchina altre forme di supporto per le nostre terga da pensatore, quali potrebbero essere, ad esempio un pietrone (spero comodo e levigato), un tronco, una ringhiera (che consenta comunque un appoggio sufficientemente comodo), un marciapiede (del quale avremo preventivamente valutata l'assenza di escrementi o gomme premasticate) e così via dicendo?
Bando alle ambiguità, verrò allo scoperto proponendo di estendere il concetto di panchina anche a tali basi di appoggio seppure difformi dalla panchina classica identificata da una serie di listelli assemblati in file parallele su di un supporto sagomato, purchè sia fatto salvo l'assunto di base del documento fondante il gruppo che testualmente identifica nella panchina un luogo di aggregazione, contemplazione e riposo.
L'eventuale accettazione da parte del gruppo potrà anche configurare la necessità di una revisione semantica e lessicale del nostro vocabolario (che in seguito potremo anche proporre nei preposti ambienti accademici), infatti mentre l'espressione “stare seduti su di una panchina” sarà usata per descrivere l'utilizzo di una panchina “classica” (costruzione a listelli etc.), per tutte le altre forme di seduta alternativa si potrà, più opportunamente e per analogia, usare il termine “appanchinato” (si sta seduti su di una panchina mentre “ci si appanchina” su un marciapiede o su un putto sporgente se ci troviamo in una città d'arte). In tale contesto sarà da proporre anche il termine “panchineggia-panchineggiare” (es.Marco panchineggia su un tronco d'albero mentre riflette sul fatto che Sara, la sua ragazza, si sbaciucchia con Carlo seduta su una panchina).
Mi alzo con i pantaloni e la camicia a strisce parallele di colore verde da una panchina appena verniciata (modello classico a listelli) e vi invito a contribuire in massa alla decisiva riflessione che cambierà le sorti del nostro relax e della nostra cultura.
23.07.2009
Vincenzo Cordovana
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domenica 19 luglio 2009
Viti
Per esser più apprezzato e forse anche più bello,
dopo avere infilzato, con anello, il labbro, il lobo, l'orbita
e avere infisso al naso, penzolante, anche un cestello,
con martello, un trapano e un bel cacciavitino
ho avvitato per benino nel mio spento cervellino
un metallico pendaglio ed un trillino.
Ed allor, se casualmente mi sollecito un pensiero
guarda un po', non son più anonimo,
mi si attiva il campanello e lo sente il mondo intero.
E all'opposto se per caso vado a sbattere la testa
il pendaglio conficcato, dall'impatto stimolato,
mi trasmette quell'impulso e il cervello orben si desta.
Ed allor così ho imparato che se scuoto un po' il capino
io divento intelligente, parlo in arabo, in latino,
o se smuovo il capo allor per ore otto,
come cane balocco oscillante in un lunotto,
io da solo mi stupisco, guarda un po' che risultato,
in un battibaleno son laureato.
Tra i miei pari or sono un mito,
quell'orpello fa tendenza ed amplifica, inserito,
quel che vi è nella coscienza.
Con l'ausilio di un pendaglio e squillante campanello
tu solleciti il cervello, sei apprezzato sei un modello.
C'è chi allor con quell'aggeggio nella mente conficcato
un bel giorno si è trovato giornalista o deputato.
MORALE:
Per lanciarti nel bel mondo, esser ricco ed anche potente
metti al bando le sostanze che ti rendono piacente,
suscitando apprezzamento, mentre bruciano la mente.
Con pendaglio e con martello puoi ottener lo stesso effetto,
e sembrare anche più bello
15.02.2009
Vincenzo Cordovana
dopo avere infilzato, con anello, il labbro, il lobo, l'orbita
e avere infisso al naso, penzolante, anche un cestello,
con martello, un trapano e un bel cacciavitino
ho avvitato per benino nel mio spento cervellino
un metallico pendaglio ed un trillino.
Ed allor, se casualmente mi sollecito un pensiero
guarda un po', non son più anonimo,
mi si attiva il campanello e lo sente il mondo intero.
E all'opposto se per caso vado a sbattere la testa
il pendaglio conficcato, dall'impatto stimolato,
mi trasmette quell'impulso e il cervello orben si desta.
Ed allor così ho imparato che se scuoto un po' il capino
io divento intelligente, parlo in arabo, in latino,
o se smuovo il capo allor per ore otto,
come cane balocco oscillante in un lunotto,
io da solo mi stupisco, guarda un po' che risultato,
in un battibaleno son laureato.
Tra i miei pari or sono un mito,
quell'orpello fa tendenza ed amplifica, inserito,
quel che vi è nella coscienza.
Con l'ausilio di un pendaglio e squillante campanello
tu solleciti il cervello, sei apprezzato sei un modello.
C'è chi allor con quell'aggeggio nella mente conficcato
un bel giorno si è trovato giornalista o deputato.
MORALE:
Per lanciarti nel bel mondo, esser ricco ed anche potente
metti al bando le sostanze che ti rendono piacente,
suscitando apprezzamento, mentre bruciano la mente.
Con pendaglio e con martello puoi ottener lo stesso effetto,
e sembrare anche più bello
15.02.2009
Vincenzo Cordovana
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giovedì 2 luglio 2009
Globalizzato
Vivendo in un paese che fa da suola allo stivale,
privo di occupazione, di tutela sindacale,
volli mutare un dì la triste condizione
cambiando, risoluto, financo la nazione.
E allora mi recai, con fare assai gentile,
in luogo da tutti definito più civile.
In quel luogo moderno è bandito il chiacchericcio,
chi viene da lontano, è un po' più scuro, è malaticcio.
Compresi che in quel luogo la gente non saluta
e mi spiegai il perchè: li è un poco più evoluta.
Quando poi rivolsi la parola ad un cittadino
mi guardò stralunato, mi prese per cretino.
Ed al fin quando proposi produttiva prestazione,
che giungesse a completarsi con la mia corresponsione,
mi fu detto: “...non capisci, caro amico,
questa nuova condizione?
Che viviam nell'uguaglianza?
Che siam tutti un sol paesone?
Tu pensavi che partendo fosse il mondo differente?
Ma sei proprio un troglodita, non capisci proprio niente.
Non vi è più quel mondo a scale,
chi sta bene, chi sta male.
Se da te tu non lavori e poi cambi la nazione
sarà come a casa tua, sarai senza occupazione...,
...cosa dici? Cosa sento? Ma che termine antiquato,
qui da noi più non si usa, non sei più “disoccupato”,
la questione è ormai risolta, tu sei ormai “globalizzato...”
15.02.2009
Vincenzo Cordovana
privo di occupazione, di tutela sindacale,
volli mutare un dì la triste condizione
cambiando, risoluto, financo la nazione.
E allora mi recai, con fare assai gentile,
in luogo da tutti definito più civile.
In quel luogo moderno è bandito il chiacchericcio,
chi viene da lontano, è un po' più scuro, è malaticcio.
Compresi che in quel luogo la gente non saluta
e mi spiegai il perchè: li è un poco più evoluta.
Quando poi rivolsi la parola ad un cittadino
mi guardò stralunato, mi prese per cretino.
Ed al fin quando proposi produttiva prestazione,
che giungesse a completarsi con la mia corresponsione,
mi fu detto: “...non capisci, caro amico,
questa nuova condizione?
Che viviam nell'uguaglianza?
Che siam tutti un sol paesone?
Tu pensavi che partendo fosse il mondo differente?
Ma sei proprio un troglodita, non capisci proprio niente.
Non vi è più quel mondo a scale,
chi sta bene, chi sta male.
Se da te tu non lavori e poi cambi la nazione
sarà come a casa tua, sarai senza occupazione...,
...cosa dici? Cosa sento? Ma che termine antiquato,
qui da noi più non si usa, non sei più “disoccupato”,
la questione è ormai risolta, tu sei ormai “globalizzato...”
15.02.2009
Vincenzo Cordovana
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giovedì 25 giugno 2009
Ultras
Ultras è un termine famoso
per definire chi, in modo assai focoso,
ricorre volentieri financo alla violenza
per demolire l'odiata concorrenza.
“... vincere e vinceremo ...,
... e poi li schiacceremo ...,
... noi ci vendicheremo...”
son frasi di tipo militare
portate sugli spalti pare, pare.
Con ciò non so se un artificio politico sociale
giunga a condizionare l'univoca morale.
Inver scannare sugli spalti è criminal fascismo,
lontano e con stellette è un atto di eroismo.
E poi c'è la trasferta di questi ragazzoni
sciarpe, petardi, mine, fosforiche esplosioni.
Che siano capipopolo oppur capi di stato
ad arringar proseliti al gesto scellerato
civili noi chiediamo, calcistico o minato,
che il campo, con rigore, gli sia squalificato
09.02.2007
Vincenzo Cordovana
per definire chi, in modo assai focoso,
ricorre volentieri financo alla violenza
per demolire l'odiata concorrenza.
“... vincere e vinceremo ...,
... e poi li schiacceremo ...,
... noi ci vendicheremo...”
son frasi di tipo militare
portate sugli spalti pare, pare.
Con ciò non so se un artificio politico sociale
giunga a condizionare l'univoca morale.
Inver scannare sugli spalti è criminal fascismo,
lontano e con stellette è un atto di eroismo.
E poi c'è la trasferta di questi ragazzoni
sciarpe, petardi, mine, fosforiche esplosioni.
Che siano capipopolo oppur capi di stato
ad arringar proseliti al gesto scellerato
civili noi chiediamo, calcistico o minato,
che il campo, con rigore, gli sia squalificato
09.02.2007
Vincenzo Cordovana
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mercoledì 3 giugno 2009
Panchine da viaggio
Diversi anni fa, passando per una strada di grande transito, vedevo sovente, “appanchinato” sempre nel medesimo segmento di gard rail un uomo di mezza età, vestito con un giubbotto e recante con sé alcune valigie. Stava fermo, solitario a guardare la strada ed il traffico dei veicoli che scorrevano dinanzi a lui. Con alcuni amici, miei compagni di percorso si rideva di lui considerandolo portatore di una strana follia ma, a ben pensare, io ho sempre considerato quell'uomo semplicemente un viaggiatore, si, il rappresentante di una tipologia nuova di viaggiatore. Con quel giubbotto e quelle valigie quell'uomo era per me una sorta di “viaggiatore stazionario”.
Mi spiego.
Mentre il viaggiatore cammina per il mondo, quell'avventuriero visionario vedeva il mondo scorrergli davanti. E così ogni giorno, per molti giorni. Poi, all'improvviso non lo vidi più. Chissà dove sarà adesso. Forse si è stancato di viaggiare ed è tornato a casa, forse è invecchiato e non ha più le forze per continuare il suo viaggio, forse sta seduto da solo in un'altra panchina e vive ricordando,
quando,
ancor giovane,
viaggiando
da quel posizionamento
conobbe il mondo,
perpetuo,
in scorrimento
03.06.2009
Vincenzo Cordovana
Mi spiego.
Mentre il viaggiatore cammina per il mondo, quell'avventuriero visionario vedeva il mondo scorrergli davanti. E così ogni giorno, per molti giorni. Poi, all'improvviso non lo vidi più. Chissà dove sarà adesso. Forse si è stancato di viaggiare ed è tornato a casa, forse è invecchiato e non ha più le forze per continuare il suo viaggio, forse sta seduto da solo in un'altra panchina e vive ricordando,
quando,
ancor giovane,
viaggiando
da quel posizionamento
conobbe il mondo,
perpetuo,
in scorrimento
03.06.2009
Vincenzo Cordovana
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giovedì 28 maggio 2009
Traffico d'organi
Siam nell’anno trentamila,
al mercato c’è la fila,
stan vendendo d’occasione
cuori, addomi, anche un polmone.
In quest’anno cibernetico
ho acquistato un cuor magnetico
un testicolo ed anche un ano
in vinilpoliuretano.
Ma con mio grande dispetto
questo cuore, maledetto,
perde sangue a profusione
da una guasta guarnizione.
Lo diceva anche mia zia
di prestar molta attenzione,
negli acquisti d’occasione
spesso non v’è garanzia.
Io son proprio un gran pivello,
sono proprio sprovveduto,
non riesco mai a pensare
che un buon organo è un affare.
In un mondo disonesto
devi stare sempre desto,
vai in un centro di assistenza
e ti ruban la coscienza.
Ho acquistato un accessorio
che mi serve per amare,
grosso, forte, dritto, bruno,
lo dovevo ancor montare.
Io son sempre un po’ distratto,
l’ho lasciato incustodito,
è passato un pervertito,
...il bell’organo è sparito... !
Io funziono poco bene,
il cervello non mi tiene,
non ho soldi per cambiarlo,
mi limiterò a saldarlo,
ma potrei forse acquistarlo
al mercato d’occasione,
guarda, compro proprio quello,
...e mi danno anche un coglione...!
26.01.2007
Vincenzo Cordovana
al mercato c’è la fila,
stan vendendo d’occasione
cuori, addomi, anche un polmone.
In quest’anno cibernetico
ho acquistato un cuor magnetico
un testicolo ed anche un ano
in vinilpoliuretano.
Ma con mio grande dispetto
questo cuore, maledetto,
perde sangue a profusione
da una guasta guarnizione.
Lo diceva anche mia zia
di prestar molta attenzione,
negli acquisti d’occasione
spesso non v’è garanzia.
Io son proprio un gran pivello,
sono proprio sprovveduto,
non riesco mai a pensare
che un buon organo è un affare.
In un mondo disonesto
devi stare sempre desto,
vai in un centro di assistenza
e ti ruban la coscienza.
Ho acquistato un accessorio
che mi serve per amare,
grosso, forte, dritto, bruno,
lo dovevo ancor montare.
Io son sempre un po’ distratto,
l’ho lasciato incustodito,
è passato un pervertito,
...il bell’organo è sparito... !
Io funziono poco bene,
il cervello non mi tiene,
non ho soldi per cambiarlo,
mi limiterò a saldarlo,
ma potrei forse acquistarlo
al mercato d’occasione,
guarda, compro proprio quello,
...e mi danno anche un coglione...!
26.01.2007
Vincenzo Cordovana
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