L'uomo di oggi, con far quasi normale,
sia esso artista, politico, prelato o manovale,
ritiene migliore la propria prestazione
se assume di polvere, a strisce, la razione.
Così lui suole porsi all'altra gente
adeguato, corretto, brillante e seducente,
positivo, ottimista, con faccia sorridente,
capace di mostrarsi televisivamente.
Supera in tal modo un'altra sua natura
che vive la stanchezza, il buio, la paura,
la voglia di fermarsi, di stare un pò a sognare
di dire: “...ho fatto tutto...”e stare ad aspettare,
di vivere supino il biblico anatema
che solo a nominarlo mi gela anche la schiena:
“...di polvere siam fatti e tali torneremo...”.
Vuol dir che all'occorrenza polvere assumeremo
23.02.2007
Vincenzo Cordovana
giovedì 11 febbraio 2010
Distrazione plastica

Lo so, in amore basta una distrazione
e sforni figli così, a ripetizione
ed ecco che mi ritrovo, povera manichina,
per campar, con la prole, nuda nella vetrina.
Lo vidi un giorno plastico e benvestito
e in cuor desiderai quel pupazzo per marito.
La vita però si sa, cela delle illusioni
e noi, povere sciocche, crediam nelle passioni.
Fu così che nottetempo lasciai la mia boutique
per andare ad incontrare quel fantoccio molto shic.
La notte fu per noi lunga e fantastica,
vibravo nel sentir la pelle sua di plastica.
Gli dissi, dopo: "...caro, ci sposeremo un giorno..?"
Rispose: "...forse, non so, ma ora levati di torno..."
Tornai così, delusa, nella mia vetrina
ma dopo nove mesi, ricordo ancora, una mattina
vidi nel reparto fanciulli del grande magazzino,
figli miei, due pupazzi, una bimba ed un bambino.

Andai dal bellimbusto lo informai cortesemente,
mi rispose: "... di te, dei tuoi fanciulli non mi importa proprio niente..
Tornai così, con il cuore sconsolato
in vetrina, da sola, con il frutto del peccato.
Lei si chiamò Vinilia lui fu chiamato Tano,
diminutivo per fanciullo di Vinilpoliuretano.
Lo so che la ragione vorrebbe più accortezza
ma ancora una volta volli provar di lui l'ebbrezza
ed ecco che mi ritrovo con la panciona grossa e protesa
nel reparto fanciulli, mamme e dolce attesa.
Solo una cosa rimprovero a quel pupazzo plastico, ben vestito e molto attivo:
poteva almeno, lui plastico, anch'esso elastico, usare un bel preservativo
11.02.2010
Vincenzo Cordovana
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giovedì 14 gennaio 2010
Alicudi

Mentre cammino per la strada in riva al mare
osservo all'orizzonte velato il monte di un'isola solare
L'alba ne illumina le coste e, in lontananza,
ne immagino il calore, il sapore, la fragranza.
Emersa dal mare, dal nulla, dagli abissi
sembra parlarmi, come se la sentissi.
Sogno un giorno di circumnavigare,
sospinto dal mio vento, quel frutto in mezzo al mare.
Sfiorar solo le coste, senza toccare niente,
sentir solo la voce che parla intimamente
Ecco, la terra laggiù, lontano ho scorto,
colto un segreto torno felice in porto
12.01.2010
Vincenzo Cordovana
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lunedì 11 gennaio 2010
Disgelo (Biancaneve trova l'amore e lo perde subito dopo)
Baciata dal Principe con il calore della passione Biancaneve si sciolse quale neve al sole finchè, a causa della troppa passione e del troppo calore, evaporò.
Nel vederla liquefarsi e poi svanire il Principe ci rimase molto male (possiamo di certo ironizzare e dire che Biancaneve fece andare in bianco il Principe Azzurro) e non gli restò di meglio da fare che aspettare che piovesse ma Biancaneve, ormai diventata nuvola, sospinta dal vento si allontanò moltissimo sino a trasformarsi in una nevicata caduta soffice su un ghiacciaio.
Li, ricompattatasi, conobbe un uomo gigantesco (lei che sino ad allora aveva conosciuto soltanto nani ne rimase favorevolmente impressionata), molto peloso e poco sofisticato, sicuramente meno del principe, con il quale ebbe una relazione entusiasmante e priva di parole
Del Principe si favoleggia che per cercarla, disperato, sia diventato un grande alpinista e che abbia anche iniziato a parlare un italiano ridicolo
MORALE: Principi latini e calienti, non baciate mai donne gelide e di ghiaccio, di loro vi potrebbe rimanere soltanto il vapore acqueo.
Biancanevi, fatevi baciare soltanto da pupazzi di neve e, comunque sia, da esseri umani e non che abbiano la vostra stessa temperatura
11.01.2010
Vincenzo Cordovana
Nel vederla liquefarsi e poi svanire il Principe ci rimase molto male (possiamo di certo ironizzare e dire che Biancaneve fece andare in bianco il Principe Azzurro) e non gli restò di meglio da fare che aspettare che piovesse ma Biancaneve, ormai diventata nuvola, sospinta dal vento si allontanò moltissimo sino a trasformarsi in una nevicata caduta soffice su un ghiacciaio.
Li, ricompattatasi, conobbe un uomo gigantesco (lei che sino ad allora aveva conosciuto soltanto nani ne rimase favorevolmente impressionata), molto peloso e poco sofisticato, sicuramente meno del principe, con il quale ebbe una relazione entusiasmante e priva di parole
Del Principe si favoleggia che per cercarla, disperato, sia diventato un grande alpinista e che abbia anche iniziato a parlare un italiano ridicolo
MORALE: Principi latini e calienti, non baciate mai donne gelide e di ghiaccio, di loro vi potrebbe rimanere soltanto il vapore acqueo.
Biancanevi, fatevi baciare soltanto da pupazzi di neve e, comunque sia, da esseri umani e non che abbiano la vostra stessa temperatura
11.01.2010
Vincenzo Cordovana
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martedì 5 gennaio 2010
Buoncostume
"Bella prostituta arrestata per adescamento. Il Giudice acquisisce il corpo del reato"
Il Giudice ha solo voglia di Giustizia.
E' appagato quando ha incontrato la Giustizia.
La parola Giudice è maschile
La parola Giustizia è femminile
Non ci trovo niente di strano che tra loro scatti l'istinto
Un vero Giudice cerca sempre la Giustizia e la chiama il suo punto G
Anche in una bella prostituta arrestata per adescamento il Giudice ricerca la Giustizia, quella vera, con la G maiuscola
05.01.2010
Vincenzo Cordovana
Il Giudice ha solo voglia di Giustizia.
E' appagato quando ha incontrato la Giustizia.
La parola Giudice è maschile
La parola Giustizia è femminile
Non ci trovo niente di strano che tra loro scatti l'istinto
Un vero Giudice cerca sempre la Giustizia e la chiama il suo punto G
Anche in una bella prostituta arrestata per adescamento il Giudice ricerca la Giustizia, quella vera, con la G maiuscola
05.01.2010
Vincenzo Cordovana
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mercoledì 30 dicembre 2009
Fuga interfestiva
Ieri sera sono stato coinvolto in un invito parental amicale, di quelli che fioriscono tra Natale e Capodanno e che presuppongono un carattere socievole e conviviale, pronto ad accettare di buon grado la proposta post natalizia del mercante in Fiera e del Sette e Mezzo.
Io, purtroppo o per fortuna, non ho un carattere simile ed ho sentito di dovermi premunire per affrontare senza traumi la seratina sociale.
Approfittando del fatto che, dopo un protratto periodo di sosta, da circa una settimana ho ripreso la mia attività podistica seguendo un nuovo, inatteso entusiasmo (a volte quello che sembrava accantonato e messo da parte, rimosso, riemerge improvviso ed anche prepotente....mistero!!!) ho agito con premeditazione ed ho messo in macchina un completo set da podista invernale (zainetto, guanti, cappellino, ceratina, bottiglietta d'acqua, fazzolettini, snack, scarpe, tovaglia, ricambi vari ecc.).
E così, iniziata la seratina con giocatina socializzante, ho atteso che il mio disadattamento fosse di intensità sufficiente (cosa che si è verificata prima di quanto io stesso potessi prevedere) ed alle 21 e 30 è scattata l'autoespulsione.
Ho salutato tutti i convenuti al tavolo verde imbiancato dallo zucchero delle fette di pandoro di circostanza, mi sono chiuso in bagno dove mi sono cambiato e sono riuscito in perfetta tenuta da Forrest Gump.
Una vera metamorfosi.
Mi sono sentito una sorta di Clark Kent convertito in Superman per cambio look ad ultra velocità dentro una cabina telefonica.
Io, più semplicemente, mi sono cambiato dentro il cesso di mio cognato, però mi sentivo altrettanto eroico.
I mercantinfieristi si sono voltati mostrando stupore, preoccupazione e disgusto.
“...Ma dove stai andando? Stai uscendo? A quest'ora? E' buio, sono quasi le dieci, c'è freddo, non hai paura delle macchine? Non hai paura che qualche cane ti possa addentare? Ma noi siamo tutti qua? Ma ti pare giusto andartene? Che senso ha se siamo tutti insieme? Dai, non è il caso, lo potresti fare in qualsiasi altro momento...”. E così via con altre banalità di questo tenore.
Non è il caso? Altro se lo è...!!!
Ho sorriso forzatamente e con una punta di acidità distruttiva ho risposto semplicemente: “...no, preferisco andare a correre...”.
E sono uscito.
Solo, aria frizzante, buio, una bella salita nella notte verso una mia meta eroica scelta lì per lì, la cima della collina oltre il paese. Passo lento, cadenzato, bella fatica, sudorino, poi sudore. Salgo ancora nel buio. Sono sempre più lontano dalla festicciola, sempre più stanchetto (sono impegnato in una salita che ritengo degna di Fausto Coppi anzi mi immagino di scalare le Tre Cime di Lavaredo a piedi anche se, in realtà, sono impegnato ad affrontare una innocente collinetta).
Ho superato il centro abitato e continuo ad immergermi nel buio della campagna e di una montagnola che mi estenua.
Ho completamente dimenticato il Mercante in Fiera, il mio unico obiettivo è la cima della collinetta (che vado allucinando come farebbe un gregario al Tour de France con la vetta del Colle dell'Izoard).
Ancora cinquecento metri e sono in cima.........., META RAGGIUNTA!!!!!!!!!!!!!
Gran premio della montagna!!!!!
Sono in alto.
Vedo, molto in basso, sotto di me la strada già percorsa.
Caspita quanto sono in alto.
Una delle lucine sotto di me è la casa dei convenuti di mia conoscenza dove si consuma il rito della festa ed il disgusto e la preoccupazione per la provocazione del mio dissenso.
Il dissenso è un cattivo esempio, meglio abbassare la testa e distribuire le carte per la prossima manche
Qua in alto fa un po' di freddino.
Metto la ceratina, libero la mia vescica sollecitata dalla temperatura, bevo un po' d'acqua ed inizio la discesa.
A tratti mi sento un aliante che plana verso l'aeroporto.
Mentre scendo con corsetta dal passo controllato cominciano ad avvicinarsi le luci del centro abitato.
Tornare nella luce e tra le case è rassicurante e lo apprezzo maggiormente perchè ho voluto provare la frizzante emozione di una paurina, quella di correre da solo nel buio della notte, in salita, verso una cima (cimetta) dopo avere detto no al Mercante in Fiera.
Acquisite sensazioni, odori.....pensieri? No, pensieri no! Solo sensazioni, i pensieri forse verranno in seguito, sento le gambe procedere sciolte sulla strada del ritorno.
Sono quasi arrivato, ecco, mancano poche centinaia di metri, ultimo sforzo....!!!
Rientro sudato e congestionato, endorfinizzato a sufficienza per riaffrontare il precapodanno.
Doccia, dismetto il costume e mi riapproprio della mia identità sociale.
Parlo, scherzo, scambio opinioni.
Le sensazioni rimangono mie ed incondivise. Sono in un ambiente pieno di luce ma dentro di me è rimasto ancora un poco di buio, un poco di frizzante paurina.
Mi riassaporo queste sensazioni ed affronto il disappunto di chi mi avrebbe voluto banditore del gioco sociale.
Vivo il piacere del ritorno dopo la fuga, della luce dopo il buio e la solitudine, del conforto dopo la paura, di un pensiero dopo una sensazione, di un ricordo dopo un sentimento.
30.12.2009
Vincenzo Cordovana
Io, purtroppo o per fortuna, non ho un carattere simile ed ho sentito di dovermi premunire per affrontare senza traumi la seratina sociale.
Approfittando del fatto che, dopo un protratto periodo di sosta, da circa una settimana ho ripreso la mia attività podistica seguendo un nuovo, inatteso entusiasmo (a volte quello che sembrava accantonato e messo da parte, rimosso, riemerge improvviso ed anche prepotente....mistero!!!) ho agito con premeditazione ed ho messo in macchina un completo set da podista invernale (zainetto, guanti, cappellino, ceratina, bottiglietta d'acqua, fazzolettini, snack, scarpe, tovaglia, ricambi vari ecc.).
E così, iniziata la seratina con giocatina socializzante, ho atteso che il mio disadattamento fosse di intensità sufficiente (cosa che si è verificata prima di quanto io stesso potessi prevedere) ed alle 21 e 30 è scattata l'autoespulsione.
Ho salutato tutti i convenuti al tavolo verde imbiancato dallo zucchero delle fette di pandoro di circostanza, mi sono chiuso in bagno dove mi sono cambiato e sono riuscito in perfetta tenuta da Forrest Gump.
Una vera metamorfosi.
Mi sono sentito una sorta di Clark Kent convertito in Superman per cambio look ad ultra velocità dentro una cabina telefonica.
Io, più semplicemente, mi sono cambiato dentro il cesso di mio cognato, però mi sentivo altrettanto eroico.
I mercantinfieristi si sono voltati mostrando stupore, preoccupazione e disgusto.
“...Ma dove stai andando? Stai uscendo? A quest'ora? E' buio, sono quasi le dieci, c'è freddo, non hai paura delle macchine? Non hai paura che qualche cane ti possa addentare? Ma noi siamo tutti qua? Ma ti pare giusto andartene? Che senso ha se siamo tutti insieme? Dai, non è il caso, lo potresti fare in qualsiasi altro momento...”. E così via con altre banalità di questo tenore.
Non è il caso? Altro se lo è...!!!
Ho sorriso forzatamente e con una punta di acidità distruttiva ho risposto semplicemente: “...no, preferisco andare a correre...”.
E sono uscito.
Solo, aria frizzante, buio, una bella salita nella notte verso una mia meta eroica scelta lì per lì, la cima della collina oltre il paese. Passo lento, cadenzato, bella fatica, sudorino, poi sudore. Salgo ancora nel buio. Sono sempre più lontano dalla festicciola, sempre più stanchetto (sono impegnato in una salita che ritengo degna di Fausto Coppi anzi mi immagino di scalare le Tre Cime di Lavaredo a piedi anche se, in realtà, sono impegnato ad affrontare una innocente collinetta).
Ho superato il centro abitato e continuo ad immergermi nel buio della campagna e di una montagnola che mi estenua.
Ho completamente dimenticato il Mercante in Fiera, il mio unico obiettivo è la cima della collinetta (che vado allucinando come farebbe un gregario al Tour de France con la vetta del Colle dell'Izoard).
Ancora cinquecento metri e sono in cima.........., META RAGGIUNTA!!!!!!!!!!!!!
Gran premio della montagna!!!!!
Sono in alto.
Vedo, molto in basso, sotto di me la strada già percorsa.
Caspita quanto sono in alto.
Una delle lucine sotto di me è la casa dei convenuti di mia conoscenza dove si consuma il rito della festa ed il disgusto e la preoccupazione per la provocazione del mio dissenso.
Il dissenso è un cattivo esempio, meglio abbassare la testa e distribuire le carte per la prossima manche
Qua in alto fa un po' di freddino.
Metto la ceratina, libero la mia vescica sollecitata dalla temperatura, bevo un po' d'acqua ed inizio la discesa.
A tratti mi sento un aliante che plana verso l'aeroporto.
Mentre scendo con corsetta dal passo controllato cominciano ad avvicinarsi le luci del centro abitato.
Tornare nella luce e tra le case è rassicurante e lo apprezzo maggiormente perchè ho voluto provare la frizzante emozione di una paurina, quella di correre da solo nel buio della notte, in salita, verso una cima (cimetta) dopo avere detto no al Mercante in Fiera.
Acquisite sensazioni, odori.....pensieri? No, pensieri no! Solo sensazioni, i pensieri forse verranno in seguito, sento le gambe procedere sciolte sulla strada del ritorno.
Sono quasi arrivato, ecco, mancano poche centinaia di metri, ultimo sforzo....!!!
Rientro sudato e congestionato, endorfinizzato a sufficienza per riaffrontare il precapodanno.
Doccia, dismetto il costume e mi riapproprio della mia identità sociale.
Parlo, scherzo, scambio opinioni.
Le sensazioni rimangono mie ed incondivise. Sono in un ambiente pieno di luce ma dentro di me è rimasto ancora un poco di buio, un poco di frizzante paurina.
Mi riassaporo queste sensazioni ed affronto il disappunto di chi mi avrebbe voluto banditore del gioco sociale.
Vivo il piacere del ritorno dopo la fuga, della luce dopo il buio e la solitudine, del conforto dopo la paura, di un pensiero dopo una sensazione, di un ricordo dopo un sentimento.
30.12.2009
Vincenzo Cordovana
martedì 22 dicembre 2009
Dimenticarte
A volte si ricorda, a volte si dimentica.
Si vuole ricordare, si vuole dimenticare.
Un ricordo può emergere ricordando,
un ricordo può emergere dimenticando.
Ricordare è naturale,
dimenticare è naturale ma può anche essere un'arte.
Ho voluto dimenticare,
ho coltivato la sublime arte della cancellazione dei ricordi.
Appassionato ho combattuto eroicamente contro l'ambigua ed insidiosa seduzione della memoria.
E' stata una lotta impari, condotta senza esclusione di colpi.
Enorme è stata la gioia quando ho vinto la partita.
Ho voluto dimenticare ed i miei sforzi sono stati premiati.
Finalmente ho dimenticato tutto.
Ho anche dimenticato di dimenticare.
Ora non ricordo più perchè ricordo...ancora
22.12.2009
Vincenzo Cordovana
Si vuole ricordare, si vuole dimenticare.
Un ricordo può emergere ricordando,
un ricordo può emergere dimenticando.
Ricordare è naturale,
dimenticare è naturale ma può anche essere un'arte.
Ho voluto dimenticare,
ho coltivato la sublime arte della cancellazione dei ricordi.
Appassionato ho combattuto eroicamente contro l'ambigua ed insidiosa seduzione della memoria.
E' stata una lotta impari, condotta senza esclusione di colpi.
Enorme è stata la gioia quando ho vinto la partita.
Ho voluto dimenticare ed i miei sforzi sono stati premiati.
Finalmente ho dimenticato tutto.
Ho anche dimenticato di dimenticare.
Ora non ricordo più perchè ricordo...ancora
22.12.2009
Vincenzo Cordovana
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